Come finanziare un ente del terzo settore

Come finanziare un ente del terzo settore

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Anche un’associazione o una fondazione devono "convincere" la banca della loro capacità di poter restituire il finanziamento richiesto.

Se un’impresa viene guardata per la capacità di generare fatturato, utili e cashflow, spesso questi indicatori non sono sufficienti a rappresentare l’apparente semplicità di un ente del terzo settore.

Nello schema che segue abbiamo provato a sintetizzare 5 consigli ad un ente non profit per richiedere un finanziamento ad una banca.

5 consigli per finanziare un ente del terzo settore


N.

Consiglio

Descrizione

1

Raccontare chi e quanti sono gli stakeholder

La numerosità, la fedeltà e l’affezione degli stakeholder sono gli indicatori che fanno percepire alla banca come un certo ambito (territorio, quartiere, scuola) sia affezionato all’ETS.

Bisogna rispondere alle domande: quanti sono i soci? Che turnover hanno? Sono fidelizzati? Partecipano attivamente agli eventi?

2

Spiegare la Governance

Come funziona la Governance?

L’assemblea dei soci/associati è partecipata, si riunisce più volte all’anno e non solo per approvare il rendiconto?

Il Consiglio direttivo/di amministrazione da chi è formato? Ci sono professionalità riconosciute? E’ espresso da una assemblea partecipata? Volontari o compenso?

Esiste un organo di controllo? Si riunisce? E’ partecipato da professionisti affermati e conosciuti sul territorio?

3

Fornire informazioni sul successo delle iniziative

Non si può raccontare un ETS senza far comprendere il successo delle iniziative. A mero titolo di esempio:

Associazione culturale: quanti eventi organizza? Quanti soggetti partecipano alle iniziative? Le adesioni sono in crescita?

Scuola paritaria: quanti iscritti ha? che evoluzione degli iscritti? Gli insegnanti sono stabili? Fornire dati oggettivi sulla qualità della scuola (dati Invalsi, Eduscopio, certificazioni, ecc)

Fondazione filantropica: quanti soggetti aiuta? Come gestisce il patrimonio? Le iniziative sono effettuate in termini di trasparenza e ben comunicate?

Successo di iniziative di crownfunding sociale

4

Informazioni sui contributi ricevuti e donazioni

Come si sostiene l’Ente?

Ha capacità di presentare progetti e accedere a contributi pubblici?

Quanti donatori ha? Sono stabili nel tempo? Quale la donazione media? (per la banca meglio tante “piccole” donazioni che poche “grandi” donazioni saltuarie”.)

Quanti sostengono l’Ente Non Profit attraverso il 5 per mille?

5

Rappresentare una gestione equilibrata e rivolta allo scopo sociale dell’ente

Che costi di struttura sostiene l’Ente per raggiungere lo scopo?

Utilizza volontari? Esprimere un costo figurativo dei volontari può essere utile per dimostrare la sostenibilità dell’Ente


Come facilmente si sarà compreso i 5 consigli sono, di fatto, la rappresentazione di quanto l’Ente racconta annualmente nel proprio Bilancio Sociale/di Missione.

Ogni tipo di organizzazione esprime il successo delle sue iniziative con indicatori diversi. Consigliamo, anche per preparare una domanda di finanziamento alla banca, di prendere spunto dalle “Linee guida per la redazione del Bilancio sociale” redatte nel 2011 dalla ormai soppressa Agenzia per le Onlus (schede 14 e ss.) per individuare il set di indicatori più confacenti al tipo di Ente. http://www.nonprofitonline.it/docs/normative/2878.pdf

E’ importante tenere aggiornate le informazioni e saperle sintetizzare in poche pagine facendo emergere la presenza di un gruppo di sostenitori ampio e affezionato all’Ente (possono essere gli abitanti di una città/quartiere, i genitori di una scuola, gli sportivi di una ASD, ecc) che “informalmente” si fa garante della restituzione di un prestito.

Quindi anche se i ricavi sono pochi e l’utile è basso le banche guardano con attenzione alle realtà del terzo settore, soprattutto se le stesse sono rappresentative di un “mondo” che le sostiene. Non è un caso che l’incidenza delle sofferenze bancarie da imputare a Enti del terzo settore sia molto più bassa di quella da imputare alle imprese (una ricerca Ubi Banca – Aiccon rilevava nel 2015 che i tassi di sofferenze bancarie del non profit erano ampiamente sotto il 2% rispetto al 4,8% generale).


Massimiliano Tonarini


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