Il rapporto banca impresa alla luce della relazione del Governatore della Banca d'Italia

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La relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia del 31 maggio ha fotografato lo stato attuale del nostro Paese e fornito alcuni numeri esemplificativi della situazione italiana.

Visco ha sottolineato come sull'economia dell’Area Euro “pesa l’eredità di un decennio segnato da due recessioni – una causata dalla crisi finanziaria globale, l’altra da quella dei debiti sovrani- e dal rischio di una spirale deflazionistica”.

Il Governatore sottolinea come questi ultimi anni sono stati per l’economia italiana “gli anni peggiori della sua storia in tempo di pace”, basti pensare che dal 2007 al 2013:

  • il PIL è diminuito del 9%;
  • gli investimenti sono diminuiti del 30%;
  • i consumi sono calati del 8%;
  • la produzione industriale di quasi un quarto

Ancora oggi in Italia il prodotto è inferiore del 7% al livello di inizio 2008, mentre nel resto dell’Area Euro il dato è superiore al 5%.

Negli ultimi anni lo scenario è migliorato seppur con ritardo rispetto al resto d’Europa dove consumi ed investimenti in beni strumentali sostengono la crescita. Per l’anno in corso il PIL nell’Area Euro dovrebbe crescere del 2% contro l’1% italiano e l’inflazione al consumo (che era praticamente nulla nel 2014) dovrebbe collocarsi in Europa al 1,7% (1,1% al netto delle componenti più volatili) rispetto al 1,5% italiano (1% al netto delle componenti volatili).

I tassi di interesse a lungo termine continuano ad essere estremamente contenuti e riflettono la politica monetaria accomodante introdotta dalla BCE nell’estate del 2012, ma confermano anche che l’espansione economica in atto nel nostro Paese da un paio di anni, è ancora debole.

Si registra nell’ultimo periodo un miglioramento delle esportazioni delle aziende italiane, ma di contro è ancora contenuto l’incremento della spesa delle famiglie. Positivo l’aumento degli acquisti di beni strumentali saliti lo scorso anno di quasi 5%, ma ancora inferiori del 14% dal valore massimo del 2007). Ai livelli attuali di crescita il PIL tonerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio.

Questa “doppia recessione” si manifesta soprattutto su due variabili: il debito pubblico e i crediti deteriorati delle banche. Entrambi i dati limitano le possibili manovre dello Stato e rendono” vulnerabile l’economia italiana alle turbolenze sui mercati”.

Il rapporto tra debito pubblico e prodotto è, come noto, su livelli elevati da almeno 30 anni e se, negli anni pre crisi era prossimo al 100%, è rapidamente aumentato (dal 2008) fino al 130% attuale. Il Governatore individua soprattutto nella mancata crescita del PIL negli anni della crisi, la causa dell’aumento di tale rapporto e indica anche la strada da seguire: con un tasso di crescita annuo intorno a 1%, inflazione a 2% e con l’onere medio del debito in graduale risalita verso o valori pre crisi, un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4% del PIL permetterebbe di ricondurre il rapporto debito pubblico su PIL al di sotto del 100% in dieci anni.

Indicazione ambiziosa, ma che in passato (seppur in un contesto mondiale differente) l’Italia ha saputo conseguire: tra il 1995 e il 2000 l’avanzo primario è stato infatti in media pari a quasi il 5% del PIL.


Le conseguenze dell’alto indebitamento messe in luce dal Governatore sono:
  • un maggior costo di finanziamento degli investimenti produttivi del settore privato;
  • un ricorso aforme di tassazione discorsiva che impattano negativamente sulla capacità di produrre reddito, risparmio e investimento;
  • riduzione dei margini disponibili per politiche di stabilizzazione macroeconomica
  • sfiducia dei mercati, con impatto significativo per uno Stato come quello italiano che si rivolge ogni anno ai mercati per collocare titoli per circa 400 miliardi

I crediti deteriorati sono l’altro elemento su cui si è soffermato Visco.

Tra il 2007e il2015 gli effetti della crisi hanno causato il triplicarsi dell’incidenza sugli impieghi bancari dei crediti in sofferenza.Scelte “imprudenti nell’erogazione dei prestiti” e “comportamenti fraudolenti” hanno acuito questo fenomeno.A fine 2016 i crediti deteriorati delle banche italiane, iscritte a bilancio al netto delle rettifiche, erano pari al 9,4% dei prestiti complessivi (circa 173 miliardi). Visco sottolinea, nel suo discorso, come il valore da considerare sia 173 miliardi e non i 350 spesso citati dagli organi d’informazione che non considerano le perdite già contabilizzate.

Dei 173 miliardi di crediti deteriorati netti :

  • il 4,4% dei prestiti totali riguardano crediti in sofferenza. Sono quindi circa 81 miliardi a fronte dei quali le banche detengono garanzie reali per oltre 90 miliardi e personali per quasi 40.
  • 92 miliardi sono “altre esposizioni deteriorate” svalutate per circa un terzo del valore nominale e di cui una buona parte potrebbe tornare ad essere regolarmente “pagata” laddove il quadro complessivo economico migliorasse

Il Governatore rimarca come tre quarti delle sofferenze nette sono detenute da banche le cui condizioni finanziarie non impongono di cederle immediatamente al mercato, mentre sono circa 20 miliardi quelle in possesso di intermediari che, versando in difficoltà, hanno necessità di ricorrere quanto prima al mercato per monetizzare. Nel 2016 si sono ridotti sia i flussi di crediti deteriorati sia l’incidenza del loro stock che quello delle sofferenze sul totale dei prestiti. L’elevato consistenza dei crediti deteriorati e i bassi prezzo di mercato suggeriscono che i tempi di recupero di tali crediti sarà mediamente più lungo che in altri paesi europei,ma come detto anche l’urgenza non è non mediamente elevata.


Il Governatore evidenzia come la mancata creazione in passato di una bad bank pubblica, cioè un’istituzione che potesse assorbire i crediti deteriorati, sicuramente stia influenzando la situazione attuale.

Nella relazione si legge inoltre che “le banche italiane sono oggi chiamate al cambiamento per riportare la redditività ai livelli adeguati”. Gli intermediari devono proseguire con “assiduità nella razionalizzazione della rete di sportelli, nella revisione, anche profonda delle strutture di governance, nella riduzione dei costi del lavoro a tutti i livelli. Il diffondersi di canali di finanziamento dell’economia alternativi al credito bancario, basati sull’accesso diretto delle imprese agli investitori e al mercato, può consentire alle stesse banche una diversificazione delle fonti di ricavo”.

Il quadro riportato mostra indubbiamente un contesto non facile in cui nell’ultimo biennio si intravedono però segnali di inversioni di tendenza. Il costo del funding contenuto e le agevolazioni fiscali per chi investe in tecnologia sono sicuramente un’opportunità da cogliere per chi vuole innovare e investire sulla propria azienda. Il consuntivo per il 2016 per l’industria mostra un +3,9% di investimenti fissi lordi che dovrebbero impattare direttamente sul potenziale produttivo del paese.

In questo scenario diventa più che mai importante curare la relazione con la propria banca, tenendola informata sull’andamento della propria azienda e fornendogli documenti esaustivi (sia per la fase di rinnovo degli affidamenti, sia per eventuali nuove richieste). Diventa cruciale relazionarsi con professionalità e puntualità col proprio gestore per farsi conoscere e condividere i progetti della propria impresa.

Dario De Benedetti

www.pmitutoring.it ha come obiettivo quello di dare supporto operativo all’imprenditore, presentare la pratica in maniera completa e all’interlocutore migliore in modo da avere maggiori possibilità di successo. Nel contesto sopra descritto, un accompagnamento in banca che agevoli il dialogo tra le parti è spesso decisivo per presentare al meglio la propria impresa e motivare le proprie richieste.


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