Iniziative per stimolare forme alternative di finanziamento delle PMI: i Minibond

Iniziative per stimolare forme alternative di finanziamento delle PMI: i Minibond

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Dopo l’articolo del 10 maggio sui PIR come “forme alternativo di finanziamento della PMI”, vogliamo fornirne alcune informazioni utili per conoscere meglio i Minibond.

I Minibond sono stati introdotti dal Decreto Sviluppo nel 2012 (governo Monti) come strumento di finanziamento per le aziende non quotate in borsa che vogliono aprirsi al mercato dei capitali, riducendo la dipendenza delle PMI dal credito bancario.

Cosa sono i Minibond?

Tecnicamente sono obbligazioni o titoli di debito a medio lungo termine emessi da società italiane non quotate (solitamente PMI) a favore di soggetti che intendono investire nel progetto di quella impresa. Prevedono, come per le altre obbligazioni, un tasso di interesse remunerato sotto forma di cedola periodica e una data di scadenza.

Il grafico sottostante mostra la percentuale di PMI che individuano nell’accesso al capitale un problema rilevante. La fonte è l’EIF (European Small Business Finance Outlook) ed evidenzia come la tematica sia diffusa a livello europeo,ma con livelli estremamente elevati in Italia.

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Finalità per cui si emette un Minibond

Il terzo report italiano sui minibond redatto dal Politecnico di Milano a febbraio di quest’anno, identifica (partendo dalle dichiarazioni delle emittenti) 4 motivazioni principali per cui gli imprenditori ricorrono a questo strumento:

1. il finanziamento della crescita interna: raccolta di risorse finanziarie per sostenere gli investimenti (ricerca e sviluppo, nuovi prodotti o nuovi mercati);

2. il finanziamento della crescita esterna: sostegno a eventuali acquisizioni di altre imprese o divisioni;

3. la ristrutturazione del passivo dell’impresa: la liquidità raccolta servirà per rimborsare dei debiti in essere rimodulando la composizione del finanziamento

4. il finanziamento del ciclo di cassa operativo dell’impresa: lo scopo è soddisfare l’equilibrio di breve fra incassi dei crediti e pagamento dei debiti.

Il finanziamento della crescita interna è la motivazione indicata maggiormente dagli emettenti col 62% delle risposte

Aziende che si finanziano coi Minibond

La logica, strettamente collegata alla motivazione con cui sono stati introdotti tali strumenti, è che l’emittente non sia una realtà in difficoltà, ma un’azienda sana con bilanci in regola, programmi di crescita per gli anni futuri e volontà di integrare/superare la dipendenza dal credito bancario. Per tale ragione, l’emittente (non quotato in Borsa) deve rispondere a tali caratteristiche:

  • ultimo bilancio revisionato da un revisore legale o sa una società di revisione
  • emissione assistita da uno sponsor
  • titoli collocati presso investitori qualificati

Analizzando le emissioni degli ultimi anni, ad emettere minibond sono aziende economicamente solide, con un EBITDA in un intorno del 10% e con mediamente un rapporto PFN / EBITDA compreso tra 2x e 4x.

Investitori che acquistano Minibond

La sottoscrizione di queste obbligazioni è riservata a investitori istituzionali professionali ed altri soggetti qualificati: banche, imprese investimento, SGR, SICAV, società di gestione armonizzate, intermediari finanziariiscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del T.U bancario e le banche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento anche aventi sede legale in stato extracomunitario, purché autorizzate alla prestazione di servizi nel territorio della Repubblica.

Riportiamo nel grafico tratto dalla ricerca del Politecnico la mappa degli investitori nei MiniBond nell’anno 2016 (copertura del campione 79%).

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Operatività dei Minibond

Le imprese interessate devono:

  • predisporre un piano economico e finanziario
  • redigere, partendo da tale piano, un prospetto informativo per i possibili investitori. Tale prospetto consta di due parti: una inerente strettamente l’azienda che deve fornire informazioni sulla storia dell’azienda, il management della stessa, l’andamento economico finanziario sia storico che prospettico e il posizionamento di mercato della PMI e una parte più correlata al Minibond con un’analisi del progetto che si vuole finanziare coi mini bond e il piano di rimborsi e remunerazione per gli investitori

Le PMI devono inoltre avere uno “sponsor” che le assista nella fase di emissione e collocamento

Principali soggetti coinvolti

Lo sponsor, appena citato, si occuperà:

  • di assicurare la liquidabilità dei titoli fino alla scadenza, mantenendo una quota minimi di titoli nel proprio portafoglio
  • di valutare almeno semestralmente il valore del titolo,classificando l’emittente secondo un sistema interno di rating da aggiornare nel tempo

L’advisor è invece il consulente che affianca l’azienda nella decisione strategica iniziale, nell’analisi del business plan, del memorandum, nei tempi e modi di emissione. Deve inoltre supportare l’azienda negli aspetti formali di compilance rispetto a regolamenti, prospetti e contratti.

L’arranger che è il soggetto che si occupa del collocamento dei titoli sul mercato invidiando i potenziali investitori

Dati sui Minibond italiani e potenziali utenti

Il bacino potenziale di utenti sono le 10mila imprese operanti in Italia con fatturato maggiore di 5 milioni e utili medi del 10%. Al 31 dicembre 2016 sono state 221 le emissioni per un controvalore di 8,6 miliardi.

Nel 2016 è aumentata la proporzione delle PMI passando dal 48,3% al 73.9% (fonte Osservatorio Politecnico di Milano).Il portale Minibond Italy riporta le caratteristiche medie del minibond sotto €50M, (quindi riferibile alle PMI):

  • Taglio medio € 8,4 M
  • Scadenza media: 5,5 anni
  • Struttura del rimborso: 46% bullet (tutto a scadenza) / 54% con piano di ammortamento
  • Cedola media annua: 5,34%
  • Fatturato medio emittente: €100,2 M

Analizzando i numeri di fine 2016, emerge un trend di riduzione del taglio medio,della cedola media, e della durata media. Si rileva inoltre una spiccata concentrazione delle emissioni nelle regioni del Nord Italia e cresce il numero di emissioni da parte di società che avevano già fatto ricorso allo strumento minibond (ad indicare la bontà dello strumento medesimo). Il grafico sottostante mostra la localizzazione geografica delle imprese emittenti nel 2015 vs 2016: il ruolo primario di Lombardia e Veneto pare consolidarsi.

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Componenti di costo dei Minibond

I costi del collocamento di un mini-bond sono un elemento cruciale nella valutazione di fattibilità, a maggior ragione in un contesto in cui i tassi di interesse sui prestiti bancari si sono ridotti ai minimi storici. I costi, pur fiscalmente deducibili, sono infatti molteplici. Riportiamo i principali, con le stime di costo indicative del Politecnico di Milano:

richiesta del codice ISIN a Banca d’Italia, in caso di dematerializzazione dei titoli, e accentramento dei titoli presso un ente autorizzato (ad esempio Monte Titoli, parte del London Stock Exchange Group). Questa operazione comporta un costo iniziale intorno a € 2.000 e un costo a regime annuale di circa € 1.500 (il supporto di una banca agente e di una banca pagatrice in questi casi può essere indispensabile(

certificazione del bilancio: per una PMI il costo annuale indicativo va da € 5.000 a € 15.000 in funzione del fatturato;

consulenza eventuale di un advisor finanziario all’emissione (dalla survey condotta dal Politecnico fra gli operatori indicativamente il costo richiesto è fra l’1% e il 2,5% del capitale collocato);

nomina eventuale di un arranger (che può anche coincidere con l’advisor) per l’individuazione degli investitori che sottoscriveranno i mini-bond (indicativamente il costo una tantum è fra 0,5% e 1,5% del capitale collocato);

• coinvolgimento di uno studio legale per la redazione e/o verifica dei documenti (stima di circa € 20.000)

Esempio di iniziativa per favorire diffusione Minibond

I Miibond sono di stretta attualità e sempre più spesso sui giornali di leggono iniziative o pareri finalizzati a diffondere questo prodotto. Ricordiamo ad esempio, l’azione promossa dalla Regione Lombardia con Finlombarda S.p.A. Questi due soggetti sostengono le imprese lombarde che hanno la possibilità e la potenzialità di emettere obbligazioni di taglio tra 1 e 20 milioni di euro (Minibond) finalizzati per almeno il 60% alla realizzazione di investimenti o programmi di sviluppo.

Le Imprese che aderiscono a questo Progetto Minibond richiedono:

  • la concessione di un voucher a fondo perduto per un massimo di 30.000 euro finalizzato ad abbattere i costi di emissione dell’obbligazione
  • la sottoscrizione di una quota massima del 40% della propria obbligazione da parte di Finlombarda (la quota rimanente dovrà essere a carico di altri Investitori Istituzionali)

Il mercato dei Minibond è sicuramente un segmento in evoluzione e ancora “approcciato” da un numero contenuto di PMI. Risulta tuttavia uno strumento che si rivolge a un bacino notevole di potenziali utenti e che mostra un alto livello di soddisfazione per le imprese che l’hanno utilizzato. Riteniamo che aziende con le caratteristiche sopra descritte, che vedono possibilità di crescita e vogliono/devono finanziarsi con strumenti alternativi al sistema bancario, devono valutare questa opportunità.

Dario De Benedetti


www.pmitutoring.it ha come obiettivo quello di dare un supporto operativo all’imprenditore nell’accesso al credito sia nelle forme tradizionali sia con modalità “alternative” come quella descritta ed è quindi a disposizione delle PMI che vogliono intraprendere o confrontarsi con questo strumento.

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