La crisi aziendale può rappresentare un periodo, che può durare anche anni, che va dal manifestarsi di uno o più andamenti negativi all’insolvenza vera e propria. Ma quando un’azienda è in crisi? L’identificazione del momento di origine della crisi è difficile da definire.

La Commissione Europea, nel documento del 12 marzo 2014, Raccomandazione della Commissione su un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all'insolvenza, afferma che “il debitore dovrebbe poter procedere alla ristrutturazione in una fase precoce, non appena sia evidente che sussiste probabilità di insolvenza”. Quindi l’evidenza della probabilità di insolvenza potrebbe essere il momento che identifica il manifestarsi della crisi.

Secondo gli studi di Guatri (1995) il percorso della crisi aziendale è riassumibile in 4 Stadi:

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Sicuramente nella fase di incubazione della Crisi o, perlomeno, già nella prima fase dello stadio della maturazione si manifesta l’evidenza di una non remota probabilità di insolvenza.

Tale manifestazione non è ancora:

  • percepibile da soggetti terzi (l’azienda adempie alle proprie obbligazioni),
  • immediatamente rilevabile dagli indicatori economico/finanziari (che registrano un peggioramento che potrebbe anche essere temporaneo),
  • il calo della domanda di mercato;
  • un cambiamento tecnologico repentino (sempre più frequente negli ultimi anni);
  • l’introduzione nel mercato di attori con vantaggi competitivi importanti.
  • strategiche: errori del management nella definizione del mercato o del prodotto;
  • competitive: incapacità dell’impresa di stare al pari dei competitors per ragioni di costo dei fattori produttivi, dimensione dell’azienda, marketing, mancanza di innovazione;
  • di inefficienza produttiva o organizzativa;
  • dimensionali: rigidità a fronte di una capacità produttiva maggiore di quella richiesta dal mercato;
  • finanziarie: di solito da imputare ad una struttura finanziaria errata (prevalenza dei debiti a breve termine rispetto ai debiti a medio/lungo termine o finanziamento degli investimenti con mezzi a breve), incapacità di gestire correttamente il circolante commerciale (incasso clienti, gestione scorte, trattare dilazioni di pagamento con fornitori).
  • La non sensibilità dell’imprenditore (e spesso anche di chi lo circonda) ad una cultura del controllo dei risultati e della gestione del circolante;
  • L’irragionevole ottimismo dell’imprenditore in crisi che vede sempre la soluzione ad un passo;
  • La qualità delle relazioni professionali (all’interno della famiglia, con i consulenti esterni, con i partners e i collaboratori) che incide negativamente sulle decisioni da prendere.

ma l’impresa è già in crisi.

La probabilità di insolvenza emerge agli occhi dell’imprenditore che utilizza basilari strumenti di controllo (budget economico patrimoniale e previsioni finanziarie) ed è in grado di valorizzare numericamente gli scenari che la fase attuale dell’azienda fanno immaginare.

Perché un’azienda va in crisi?

È possibile individuare una serie di cause scatenanti la crisi d’impresa, suddividendole in esogene ed endogene.

Fra le cause esogene vengono riportate:

Le cause endogene sono spesso da imputare a ragioni:

Perché un’impresa arriva alle soglie dell’insolvenza?

La nostra esperienza ci porta ad individuare tre situazioni comuni nelle PMI familiari italiane che si trovano sulla soglia del default:

Il rapporto con la banca può essere di aiuto a prevedere la probabilità di insolvenza per tempo. Una banca che non eroga credito a un’impresa oppure un consulente che consiglia all'imprenditore di non indebitarsi ulteriormente sono segnali importanti da non sottovalutare.

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