Quando un imprenditore richiede nuova finanza, spesso la controparte bancaria richiede una garanzia a supporto della domanda. Ma quali sono le principali garanzie richieste dal sistema bancario?

PMI Tutoring ti aiuta a fare chiarezza. Cominciamo il nostro viaggio con le cosiddette garanzie “reali”.

Garanzie reali

Le garanzie reali (dal latino res, che significa “cosa”) sono caratterizzate dalla concessione di una garanzia su un bene, cioè, appunto, di una “cosa”.

Con tale garanzia la banca ottiene, in caso di insolvenza, un diritto di prelazione sul bene (il cui godimento rimane, però, del proprietario). L’ ipoteca sull’immobile, oggetto del mutuo sottoscritto con l’istituto di credito, è il classico esempio di garanzia reale.

La crisi e l’ampia disponibilità di immobili in vendita che ne è seguita possono, però, complicare il quadro. Se le banche hanno difficoltà a “convertire” gli edifici in denaro liquido, ne consegue che tali garanzie diventano meno appetibili: gli istituti bancari si trovano, infatti, “in pancia” numerosi immobili di creditori insolventi da collocare sul mercato ad un prezzo inferiore a quello stimato inizialmente, e non sempre ci riescono.

Le garanzie “personali”

Le garanzie personali, tipicamente fidejussioni, prevedono, invece, che un soggetto (fideiussore) diventi garante (col proprio patrimonio personale) nei confronti della banca qualora l’impresa non restituisca totalmente o correttamente il finanziamento nei modi e tempi concordati.

Nella quotidianità accade sempre più spesso di vedere società di capitali (il cui il rischio dovrebbe esser circoscritto al capitale apportato) garantite dai propri soci con fidejussioni personali anche considerevoli. Si genera, così, un’anomalia che nei fatti “contraddice” il motivo per cui i soci hanno costituito una società di capitali.

Rinforzare il capitale: la via maestra per ottenere finanza?

Attualmente le imprese italiane, e in particolar modo le PMI, reperiscono quasi il 70% dei finanziamenti dalle banche, percentuale estremamente più elevata rispetto al resto d’Europa (in Francia e Germania tale valore è intorno al 40%).

Nel contesto italiano, dove le imprese hanno uno scarso livello di capitalizzazione, per avere successo nelle proprie richieste di credito l’imprenditore deve (laddove possibile) rinforzare il capitale sociale delle aziende che richiedono il finanziamento.

Investire nell’impresa dotandola di mezzi propri sufficienti è, infatti, un segnale molto gradito dagli istituti di credito, poiché dimostra che l’imprenditore crede nel proprio progetto e vi investe “ulteriore” denaro.

Apportare capitale è sicuramente un onere immediato per l’imprenditore, ma migliora notevolmente la rischiosità percepita di quella azienda verso il sistema del credito. Viceversa, sottoscrivere una fidejussione può favorire nell’immediato il reperimento di liquidità, ma anche a distanza di anni mette a rischio il patrimonio personale dei sottoscrittori.

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