LE PMI ITALIANE RESISTONO ALL’IMPATTO DELLA PANDEMIA

Il nuovo rapporto Cerved PMI 2021 illustra l’attuale stato delle piccole e medie imprese in Italia.

Il Rapporto Cerved PMI 2021 ha analizzato l’impatto della pandemia sulle piccole e medie imprese italiane, entrando nel dettaglio dei singoli settori più colpiti, approfondendo le dinamiche legate alla demografia d’impresa e ai pagamenti e l’evoluzione del rischio di credito, oltre che degli altri rischi legati al climate change e alla relativa transizione ecologica.


Il Covid ha impattato sulla demografia delle PMI Italiane

L’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del virus da Covid-19 ha ampiamente rallentato il graduale e lento processo di ripresa che le PMI italiane stavano portando avanti negli ultimi anni. Dal rapporto emerge infatti che i ricavi tra il 2019 e il 2020 sono scesi dell’ 8,8%, con effetti più evidenti (- 9,1%) nelle piccole imprese con massimo 50 dipendenti, rispetto alle medie imprese (-6,3%) e le grandi società (-5,4%).

Anche la demografia di impresa è stata particolarmente colpita dalla pandemia. Durante il 2020 infatti è crollato il numero di nuove società di capitale (-13,8%) e il numero di piccole e medie imprese è tornato a contrarsi dopo anni di crescita: le circa 160 mila PMI del 2019 sono diventate 154 mila nel 2020, calando quasi del 4%.


Resilienza finanziaria di fronte alla crisi

Nonostante questo shock, con cali dei ricavi che hanno toccato punte del 60% nei comparti turismo e ospitalità” - afferma Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved - “le PMI hanno dimostrato una buona tenuta finanziaria. Sono stati decisivi provvedimenti emergenziali, come i prestiti garantiti e le moratorie, e la fase di rafforzamento patrimoniale che ha preceduto il Covid”.

I diversi interventi del governo hanno permesso alle PMI di limitare alcuni problemi di liquidità. Ad esempio, la possibilità di rivalutare gli attivi è stata ampiamente utilizzata, con un impatto che viene quantificato a circa 42 miliardi di euro e che ha fatto crescere il capitale netto delle PMI tra il 2019 e il 2020 del 15%. Anche l'equity delle PMI è cresciuto del +2,8% secondo le stime, anche se a ritmi decisamente più ridotti rispetto ai debiti finanziari.

Al netto delle rivalutazioni, il leverage è tornato ad aumentare, passando dal 66,9% al 72,8%, ma mantenendosi a livelli decisamente più bassi rispetto alla fine del decennio precedente (nel biennio 2008-2009 erano 115%).

Peggiorano alcuni indicatori di sostenibilità finanziaria, ma su livelli non ancora critici, da segnalare che iI rapporto oneri finanziari e Mol è risalito in minima parte nel 2020 (all’11,7% dal 10% dell’anno precedente).


Effetti asimmetrici tra i settori

A causa dei provvedimenti selettivi di chiusura o di restrizione e delle trasformazioni innescate dal Covid nella struttura della domanda e dell’offerta, gli effetti della crisi sul nostro sistema produttivo risultano particolarmente differenziati.

La natura fortemente asimmetrica dello shock è testimoniata dalla grande polarizzazione delle perfomance delle PMI: un gruppo piuttosto ampio di PMI (45mila, il 28,2% del campione) ha subito nel 2020 un forte impatto, evidenziando un calo dei ricavi superiore al 20%; all’estremo opposto circa 40 mila PMI (il 26%) hanno generato maggiori ricavi nonostante la pandemia.

I settori più colpiti dalla crisi pandemica sono stati quelli condizionati dai divieti di assembramento e dalle limitazioni alla mobilità, come agenzie di viaggi o alberghi, che hanno perso più della metà del fatturato. Viceversa, ne hanno beneficiato settori come l’e-commerce, favorito dall’accelerazione del processo di digitalizzazione, o quello dei prodotti per la detergenza, grazie alle abitudini di contrasto al diffondersi dell’epidemia.

L’asimmetria dello shock ha prodotto conseguenze fortemente diversificate sulla redditività delle PMI. In media, le 45 mila PMI maggiormente colpite hanno ridotto il Mol del 67% (-14% per il totale delle PMI) e azzerato il ritorno sull’attivo: il ROA, invece, si è attestato allo 0,1% per le PMI più colpite e al 2,8% per le altre.


Supportare la crescita per raggiungere i livelli pre-Covid

In conclusione, gli effetti della pandemia secondo il Rapporto Cerved sono stati “severi e asimmetrici”, ma nel complesso le PMI italiane si sono dimostrate resilienti rispetto all’onda d’urto della crisi.

Entro il 2022 le pmi torneranno ai livelli del 2019, ma già prima del Covid la produttività era stagnante e i tassi di crescita bassi” - ha chiarito Andrea Mignanelli. “È necessario rafforzare con capitali le imprese con buone prospettive ma in difficoltà finanziaria, mirando a finanziare i processi di trasformazione digitale e sostenibile".

Per raggiungere i livelli pre-Covid sarà dunque necessario accelerare in modo strutturale il ritmo di crescita, concentrando le risorse sulle imprese a maggiore potenziale di crescita e sfruttare tutte le opportunità del PNRR.

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