Aumenta il numero delle Pmi innovative e cresce il loro fatturato. Tuttavia, a quattro anni dalla nascita del Registro del Mise, il loro numero è ancora contenuto così come le loro dimensioni. Questi i principali risultati della terza edizione del report dell'Osservatorio Open Innovative Pmi, realizzato da Grant Thornton in collaborazione con l'Università di Pisa, secondo il quale nell'ultimo anno il numero di Pmi innovative è aumentato del 38% mentre la crescita media del loro fatturato è stata del 50,82%.


L'indagine rileva che, nel 2019, il 70% delle Pmi innovative ha meno di dieci addetti, a conferma della permanenza dell'elevata granularità del sistema aziendale italiano mentre solo il 5% delle società ne presenta più di 50. Sulla dotazione di capitale delle nuove Pmi risulta che il 71% delle società presenta un capitale inferiore o uguale a 100mila euro. Lo studio fa notare che la vita media delle imprese iscritte al registro del Mise è elevata (8,43 anni, rispetto a 7,9 nel 2018) e spiega che le dimensioni contenute delle nuove Pmi rappresentano una caratteristica di medio-lungo periodo.


Dal punto di vista dei profili organizzativi e gestionali nell'84% delle Pmi Innovative le figure del presidente e dell'amministratore delegato coincidono, segnale che il livello di managerializzazione è ancora basso. In merito all'assetto proprietario, invece, il rapporto evidenzia che oltre il 50% delle nuove Pmi iscritte nel 2019 è composto in prevalenza da adulti di nazionalità italiana e di sesso maschile. “Si ha prevalenza giovanile solo nell'11,34% dei casi e femminile nel 7,83% delle aziende esaminate. Il 67% delle imprese con prevalenza giovanile impiega meno di 10 addetti contro il 44% delle imprese con prevalenza femminile”, si legge nello studio.


“A oggi il numero delle Pmi innovative è di oltre 1.200 unità ma la stima del bacino potenziale fatta dal Mise un paio di anni fa parlava di 19.000 imprese”, fa notare l'head of tax di Grant Thornton Alessandro Dragonetti spiegando che questo risultato “non può definirsi propriamente un insuccesso perché comunque le iscrizioni sono in aumento, ma sicuramente c'è un tema di scarsa conoscenza dei vantaggi che l'iscrizione a questo registro può comportare”.


In continuità col 2018, “il 55% delle società monitorate rileva un valore della produzione inferiore al milione di euro e tre Pmi innovative su quattro possono qualificarsi come micro-imprese, avendo un valore della produzione inferiore ai due milioni di euro”, continua lo studio.


“Sono circa 20mila in Italia le aziende con le caratteristiche per rientrare nella categoria "innovative", ma solo poco più di un migliaio quelle iscritte al registro. Eppure, a norma di legge avrebbero accesso ad alcune delle stesse agevolazioni normative, fiscali, contributive, burocratiche previste per le startup innovative”, ha concluso Dragonetti. È necessario diffondere maggiore consapevolezza de vantaggi e delle opportunità che le pmi hanno a disposizione.


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