L'indagine di Bankitalia fatta nel periodo che va dal 25 agosto al 15 settembre 2022, ha fatto emergere che nel terzo trimestre sono peggiorati ulteriormente i giudizi sulla situazione economica generale: i prezzi cresceranno ancora e questo frenerebbe gli investimenti delle imprese.

Il pessimismo delle imprese sulle proprie condizioni operative nei prossimi mesi – spiega il report di Bankitalia – è diventato sempre più acuto, continuando a riflettere principalmente l’incertezza imputabile a fattori economici e politici e l’andamento dei prezzi delle materie prime. Per quasi un terzo delle aziende, le difficoltà legate al costo dell’energia sono state maggiori che nel trimestre precedente”.

Il calo degli investimenti è in aumento

La situazione di difficoltà e di rialzo dei prezzi nel 2022 ha portato a una revisione al ribasso dei piani di investimenti, soprattutto dalle imprese industriali:

  • Il 77,9% (+14% rispetto al secondo trimestre) delle imprese ritiene che la situazione economica generale sia peggiorata
  • 9 aziende su 10 pensano che la probabilità di un miglioramento del quadro economico generale non supererebbe il 25%.

Per il 31,2% delle imprese inoltre, le difficoltà sono legate al costo dell’energia. Il quadro è particolarmente sfavorevole per le aziende edili, tra le quali il 73% ha riscontrato difficoltà analoghe o superiori rispetto al trimestre precedente (da 68,1), a fronte del 65,2 tra quelle dell‘industria in senso stretto (da 56,9) e del 43,7 nei servizi (da 35,4).

Scenario invece positivo sul lato dell’occupazione che dovrebbe continuare ad espandersi, sebbene a ritmi più contenuti rispetto al passato.

Le attese sull’inflazione: in arrivo un’altra stretta sui prezzi, ma liquidita’ per ora sufficiente

Le attese sull’inflazione al consumo sono ulteriormente aumentate, superando il 6% sui 12 mesi. La dinamica dei prezzi praticati dalle imprese si è rafforzata e rimarrebbe sostenuta nei prossimi 12 mesi, sospinta dai rincari degli input produttivi e dalle più elevate attese di inflazione – leggiamo nel report.

Per effetto degli elevati costi energetici, oltre due terzi delle imprese prevedono di aumentare i propri prezzi di vendita nei prossimi mesi. Come nello scorso trimestre, i problemi di approvvigionamento di materie prime e di input intermedi hanno interessato circa il 60% delle aziende dell’industria in senso stretto e dei servizi e circa l’85% di quelle delle costruzioni.

La posizione complessiva di liquidità sarebbe sufficiente per l’87,9% delle imprese, un valore solo lievemente inferiore a quello della precedente rilevazione.

Lo scenario italiano è in linea con quello europeo e anzi, le PMI del nostro Paese hanno mostrato maggior resilienza rispetto agli analoghi europei. In particolare le aziende che esportano e che hanno una buona capacità innovativa hanno mostrato maggior capacità di resistere al contesto, mantenendo le quote di mercato.

Le banche si rafforzano

Le banche italiane presentano un situazione di maggior forza rispetto alle precedenti crisi: la percentuale di crediti deteriorati resta bassa, con una capitalizzazione in lieve riduzione, ma più alta di prima della pandemia.

Tuttavia, ammonisce il direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, restano molto esposte ai rischi del ciclo economico e dovrebbero esercitare “cautela quando prenderanno le loro decisioni di gestione del rischio e del capitale”.

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